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Ma noi abbiamo a casa www…it

Sabato all’uscita della scuola, il mio cucciolo (sei anni) improvvisamente mi chiede (dopo avermi detto, “oggi ho preso 8 in matematica”):

ma noi abbiamo a casa www.skifidol.it ?

E’ stato difficile spiegare che non era solo a casa nostra, o in quella di Sofia la compagna che gli aveva fatto sorgere la curiosità, ma era in tutte le case. Bastava solo volerlo, come la TV. Ha deciso che dovevo spiegarlo meglio, mi preparo questa sera, perchè sicuramente lo chiderà. Il giorno di tregua è stato ieri.

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Quando il nuovo è (ancora) nel vecchio

Mia nonna comprava, negli anni ’70,  i vestiti, i corredi, l’intimo per se, per mio nonno ed anche  per noi nipoti da un venditore ambulante . Questo venditore, prima da solo e successivamente con il figlio che diventava sempre più grande, girava per le strade ma, senza voci e grida, suonava al campanello e noi uscivamo per vedere. Il vestiario si provava a casa, comodi, lui aspettava fuori con il suo camioncino e, se si comprava, si pagava dilazionando nel tempo la cifra, senza interessi e senza scadenze. L’unico criterio era lo stato economico della famiglia, se poteva permetterselo, il pagamento avveniva in due tre volte; diversamente si dilazionava per più tempo. Mi ricordo che aveva una agenda artigianale fatta con la carta che veniva utilizzata dai fruttivendoli per fare il “coppo”, nel nostro dialetto ( un tronco di cono chiuso accartocciando la carta in fondo),  per mettere la frutta dove cerano scritti i dare ed avere del paese. Lui si chiamava “u zu Ninu u pantulini” (da pantaloni) ed era per noi un mito. Penso che sia stato il primo esemplare ex #35. “Ma prima devono appartenere ad una comunità” del Cluetrain manifesto. Lui apparteneva eccome alla nostra comunità.