La novità è che Internet, pare, non rappresenti una potenzialità per le microimprese

made-in-italyHo letto un articolo il cui titolo era questo “Istat: microimprese diffidenti verso Internet, per il 42% non è necessario” … e mi ci sono ritrovato immediatamente.

Specie a livello locale, nella frontiera della Sicilia, questo aspetto ha una sua verità. Non so se in percentuale somma cosi tanto, ma è assolutamente vero che Internet, il web, dagli artigiani locali e dai commercianti di vicinato [la massa del mercato locale], non è visto come una grande opportunità e come una necessità assoluta per fidelizzare la clientela.  Approfondisco l’argomento e trovo che l’ISTAT,  sulla base del censimento 2011, ha descritto, in tempo di crisi, un atteggiamento come di “tipo difensivo“, vedendo che ben il  70% delle micro aziende,  sceglie un profilo basso, conservativo, volte a preservare la quota di mercato già posseduta. Cosa che non è affatto negativa, aggiungo. Interessante, invece a mio parere, è trovare nei dati ISTAT che quando decidono di muoversi, queste micro-aziende (1-9 addetti), il più delle volte lo fanno avendo come focus il miglioramento delle qualità del servizio o del prodotto (75,6%).

La cosa che risulta  strana, a questo punto, resta come questo 75,6% puntando al miglioramento del servizio non si renda conto che il web rappresenta il vero miglioramento. Ma la spiegazione c’è e rappresenta il limite. Limite che, almeno per me,  sta nel ruolo che le professioni legate ad internet, webmaster, marketing, web agency, hanno avuto [meglio dire, non hanno avuto] in questi anni. Nello specifico, un terzo delle microimprese utilizza un sito web o pagine internet la cui “utilità” principale è offrire una vetrina virtuale per scopi pubblicitari e di marketing dei prodotti e servizi (24,6%). Poche imprese danno ai visitatori la possibilità di agire sul sito effettuando ordinazioni o prenotazioni (8,2%), pagamenti on line (5,1%) o personalizzazioni dei contenuti del sito (2,1%). Da qui il titolo dell’articolo: addirittura il 42,2% delle micro-imprese reputa Internet non necessario o inutile per l’attività che svolge. Tanto che l’Istat evidenzia: “Sembrerebbe che le potenzialità del web non siano riconosciute appieno da questa classe dimensionale”.

E’ solo un fatto culturale?

Foto| via web

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