E se fosse necessario un Cluetrain Manifesto in “tempo di crisi”

Oggi, durante un incontro preparatorio alle emissione di un’offerta da parte di un mio cliente, la controparta ha detto questa frase, “io non metto in dubbio la vostra esperienza, gli anni passati a migliorarvi nel settore, solo che non la voglio pagare, voi mi dovete fare un prezzo al netto di tutto questo“.

Teoricamente potrei dire be, questo non è il cliente che cercava, linguaggi diversi, logiche diverse, argomenti diversi ma, a ben guardare nel mercato, spesso si deve conversare su queste basi. Nei territori di frontiera, dove io opero, le conversazioni nel mercato sono spesso queste.

Il prezzo è ancora l’elemento cardine di ogni trattativa (a maggior ragione in un periodo di scarsa liquidità), l’unica voce umana utilizzabile è quella del prezzo o, al limite, quelle delle forme di pagamento.  In questi ultimi mesi, mi capita sempre più spesso verificare che,  alcune regole che davamo oramai per consolidate, vedi tesi del Cluetrain in primis, sono venute meno a causa della forte crisi economica, dell’atteggiamento psicologico conseguente da parte delle aziende. Magari occorre rivedere le tesi e realizzare un “manifesto in tempo di crisi?”

Una risposta a “E se fosse necessario un Cluetrain Manifesto in “tempo di crisi”

  1. Che i mercati siano corvesazioni questo lo abbiamo detto.
    Ed è un dato di fatto.
    Però non è vero il contrario, cioè che le conversazioni siano mercati;
    infatti l’errore sta nel capitalizzare e/o mercificare ogni bene.
    Bisogna rivedere e assumersi la responsabilità che non si può sempre pensare all’incremento del PIL per produrre un bene (collettivo),
    in merce (di pochi).
    La crisi globale deriva dalla necessità di ogni stato di mercificare ogni bene per raggiungere un PIL adeguato alle proprie esigenze.
    Ma questo sistema produttivo a larga scala, adesso sta andando in crash.

    A mio avviso risulta interessante e corrispondente alla contigenza del mercato e della comunicazione, alla luce della crisi globale, un diverso
    approccio. Magari più etico.
    Forse “La Decrescita Felice” ?
    Ne voglio anch’io capire di più…

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