Sicilia, siciliani, televisione, informazione e mio Nonno

Mi è capitato di essere in un noto locale di intrattenimento estivo di Palermo ed alle 20.00, sono state interrotte le prove di un gruppo musicale, perchè nei palazzi attorno si cenava e la gente voleva “sentire” la televisione. Per la cronaca alle 22.00 si è tenuto il regolare concerto.

 Televisione, televisone e solo televisione. Per oltre un quarto dei cittadini è l’unico strumento impiegato: una percentuale ben superiore rispetto a quelle riscontrabili in Europa. Sono i dati che emergono dal Monitor continuativo sull’opinione pubblica, diretto da Pietro Vento e realizzato a giugno dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis. Ampia parte della popolazione siciliana entra dunque in rapporto con l’attualità, con il mondo solo attraverso il filtro della televisione. Il 40% legge o sfoglia un quotidiano (per lo più siciliano) o un settimanale, il 27% ascolta la radio. La fruizione di Internet, per aggiornarsi sull’attualità, rimane in Sicilia sotto il 35%, con nette differenze generazionali: il 57% dei giovani tra i 18 ed i 34 anni, per informarsi, si affida alla Rete, ma la percentuale degli utenti si abbassa drasticamente sotto il 10% tra quanti hanno più di 60 anni.

Mio nonno, a tutti i costi, era davanti la TV,  trent’anni fa, alle 19.45 di ogni sera per vedere le previsioni del tempo ed il telegiornale (che lui ancora si ostinava a chiamare “comunicato”). Mi pare che non sia cambiato nulla.

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