Discorsi della moka – L’Approfondimento

Dicevamo che la nostra partecipazione al new look del “L’Approfondimento”  (qui) andava certamente oltre i consigli e la messa a punto.  Ho iniziato a scrivere, tenendo una rubrica che è fortemente condizionata dalla realtà che quotidianamente vivo (Bagheria e dintorni), promettendomi di realizzare il dialogo con chi legge su questo blog.  Sarà, per me,  un esperimento che seguirò con forte interesse.  Dunque, dicevamo …Riprendo il discorso della moka (nessuna battuta … please!). I lettori de “L’Approfondimento” sanno a che cosa mi riferisco, per te invece che leggi per la prima volta devi sapere che tutto è iniziato con mio fratello che diceva “sembra facile fare il caffè!” (stessa moka, stessa caffettiera: saranno tutti diversi, ad alcuni verrà meglio e ad altri no) davanti ad un pezzo di sfincione ed un bicchiere di vino  e coca cola (avevamo bisogno di digerire), per ragionare sul fatto che quando qualcosa non riesce  bene, le persone  tendono a trovare una motivazione esterna per spiegare il parziale o totale insuccesso.  Cosa occorre fare in questo caso? innanzi tutto autostima, poi avere la capacità di creare attorno a se una condizione positiva per poter crescere ed imparare cose e strumenti nuovi e, per ultimo ma non meno importate,  credere vivamente nella condivisione e nel mettere a disposizione di tutti le cose, i pensieri, le opere realizzate. Questa forma mentis potrebbe essere definita anche come QUALITA’. Apriamo il concetto di qualità. La qualità è fondamentale ma necessita di professionalità, però dobbiamo comprendere che la linea di confine tra saper fare ed essere professionali è sottile, ma è molto importante comprendere il punto in cui ci si trova.
Perché, intesa nel senso della moka, la professionalità può essere “in ogni cosa” anche nel modo in cui si  posteggia la macchina per andare a prendere il pollo arrosto. La possiamo notare in chi ci accoglie nel momento in cui entriamo in un negozio e nelle risposte alle inciviltà quotidiane.
Un nuovo  modo per vedere il quotidiano in tutte le sue forme, voglio dire. Guardare con “professionalità” tutto quello che ci circonda ed iniziare a giudicare il tutto da consum-Attore, da consum-Autore o da consumato-Re, per restare nel mercato, ovvero, da protagonista principale e partecipe di ogni cosa  nella società. 
Un modo di pensare che è necessario in un’epoca (quella che stiamo vivendo) che non è più “positivista, razionalista, tecnocentrica, lineare e delle verità assolute … ma è quella del frammento, della pluralità, della volatilità, della molteplicità dei punti di vista, dal libro Socienting di GP.Fabris. La società del e…e   e non quella del o…o  (come dice lo stesso autore) perché oltre al bianco ed al nero ci sono milioni di colori, e se non crediamo a questo, pensiamo almeno che esistono le sfumature di grigio.

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