A proposito di aziende e di persone

C’è la storia, triste e tragica nella sua natura, di una mamma, Barbara, orgogliosa di un bimbo autistico che ha vissuto una esperienza  a dir poco allucinante in un Centro Commerciale Carrefour, quello di Assago. La risposta della Carrefour, ad onor del vero immediata, è stata in perfetto stile aziendale. In tempi non sospetti, vedi qui,  avevo affrontato l’argomento delle aziende e delle persone, affermando,  che le aziende hanno il cuore e la mente delle persone che lavorano per esse. Prendo spunto dal post letto sul blog di Luca De Biase, qui, interessante luogo di approfondimento e discussione, ed utilizzo le sue parole per esprimere meglio il concentto: “Credo che questo caso insegni che un marchio non è nulla se non le persone che lo rappresentano. Non serve, per smettere di piangere, che i responsabili, il fotografo e la hostess, siano puniti. Perché non sono evidentemente responsabili: in un certo senso, sembrano incapaci di intendere e di volere. Sono il frutto di un meccanismo che li domina e li ha disumanizzati. Se i manager che guidano il Carrefour vogliono fare qualcosa di bello, dovrebbero smettere i panni del loro ruolo e andare da Barbara e parlarle, e cercare di capire, e dimostrare la loro solidarietà di persone.

Ho fatto anni di esperienza di “animazione territoriale” nei posti più disparati della Sicilia, da San Biagio Platani (AG) a Spatafora (ME) ed ho visto che più piccolo è il business e più l’imprenditore-artigiano è “persona”. Non si tratta di tempi e costi necessari, nel caso di grandi aziende come Carrefour, ma proprio di un “metodo” di comunicazione, che ancora oggi viene rappresentato da queste aziende, con i “clienti”, senza capire che si tratta di persone.

Questo è il concetto si tratta di persone e di dialogo tra persone si deve parlare. Il cliente è una persona, l’azienda è la persona che in quel momento la rappresenta. In questo rapporto, purtroppo, solo il cliente sà di essere “persona”, e si comporta come tale. Occorre stravolgere il “paradigma” della comunicazione aziendale, come dice De Biase nel post sopra citato. Occorre abituare le aziende a parlare come persone, magari utilizzando i moderni strumenti di comunicazione.

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