Lavorare troppo fa male?

Da “La Repubblica” di oggi, leggo, “mentre l’Italia detassa gli straordinari e l’Europa cancella le 35 ore, negli Stati Uniti uno studio scietifico ha dimostrato quali sono i livelli ottimali di impegno. Con una conlusione clamorosa: gli stakanovisti sono dannosi“. Lavorare troppo fa male e non solo alle aziende. Lo studio del Prof. Robert Whaples lo trovate, qui, pubblicato sul New York Times. Nello stesso tempo leggo il post su lamiacarriera.it, uno dei miei punti di riferimento web, vedi qui, che definisce il cosiddetto Stato di flusso: ovvero quello stato in cui una persona è talmente coinvolta nel proprio lavoro “per il puro gusto del lavoro. La concentrazione è così alta che quella persona non sta più lavorando per il denaro, per la gloria, per fare carriera e neppure perché la società ne tragga beneficio. E’ così coinvolto e concentrato sul lavoro che il lavoro stesso diventa una fonte di soddisfazione”. Questa situazione porta, a detta di alcune testimonianze, certamente a non considerare il tempo come elemento caratterizzante il tuo stato lavorativo. Lavori più, più più del dovuto ma non te ne accorgi perchè ti piace. Il problema sta nel trovare il giusto confine, penso, però mi sorge il dubbio: quale è il confine ? e se lo trovo troppo tardi ?

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