Leggo su “La Repubblica” di oggi che alcuni produttori cinematografici insieme ad alcuni scienziati mediatici temono che il mezzo, ovvero la forma con cui viene trasmesso un racconto, stia cambiando o abbia già cambiato la sostanza. Per tale ragione realizzano un centro per il futuro da raccontare (Centre for future storytelling). Il loro presupposto è che dal racconto orale, si è passati a quello scritto, a quello sul grande schermo, a quello sul piccolo schermo TV, e via via sempre più piccolo del monitor ed oggi del display del telefonino o Iphod e simili ed in questo traggitto si è sempre perso, di volta in volta, qualcosa della sostanza. Ma?
Però in Sicilia, ieri, si è appreso che i parenti dei boss ed i boss stessi al 41 bis, si raccontano tutto, gestiscono affari, organizzano omicidi e summit solo con gesti, frasi codificate e termini criptati. Be penso che anche nel web 2.0 mio nonno avrebbe raccontato qualche favola di “Giufà“.
Non è il mezzo che modifica la sostanza, ma è il fine che modifica il mezzo. Più o meno
Da Bloguerrilla.it, altro mio riferimento quotidiano e di ispirazione in salsa web, vedo questa campagna di carattere sociale destinata alla protezione dell’orso polare. Si riferisce ad una azione ideta da una artista, Joshua Allen Harris, che utilizza l’aria proveniente dalle grate della metropolitana di New York per la sua arte, denominata “Balloon Animals”. Vedete il risultato che è, penso personalmente, eccezionale.
Dai ninja apprendo della proposta “matrimoniale 2.0″ fatta (?) da un dipendente Google alla propria fidanzata utilizzando il servizio Street View. Per le considerazioni del caso leggete il post dei maestri ninja qui.
Mi vengono in mente alcune operazioni “locali” involontarie di non-conventional 2.0. Chi è del luogo dove vivo (Bagheria) si ricorderà, almeno venti anni fà, della scritta “Giusy ti amo” che tapezzava tutti gli incroci, angoli e recinzioni della zona; (continua…)