Voce marcata come ‘cluetrain’
In occasione de “I musicisti per strada” lungo la principale via commerciale di Bagheria (Corso Umberto I), in fase sperimentale di pedonalizzazione totale, trovo il Cluetrain Manifesto e la tesi 22 “Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette sul sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un pò di umiltà, parlare chiaro e un onesto punto di vista“. Appunto !!!

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Guardando questa immagine, immediatamente mi è venuto il mente il Cluetrain, Tesi 23 “Per posizionarsi, un’azienda deve prendere una posizione nel mercato”
Anche se sbagliata, il loro stato è il risultato di una posizione. Se fosse possibile per le cadute aziendali?
Via| Boing Boing — Foto| Boing Boing
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Il sogno è certamente un mezzo ideale per declinare messaggi, avviare relazioni, condividere e realizzare prospettiva (essere una comunity) ma, i sogni sono desideri (di felicità come diceva una canzoncina cara a due egerazioni) e , nel desiderare sogni, oppure nel sogno manca la lucidità di esserci e di relizzarli?
Questa domanda, che sembra nascere alla fine del contenuto di una bottiglia di buon vino, invece, è il centro del progetto dei SognoLucido.
I SognoLucido nascono nel 2001, con l’obiettivo di effettuare della sperimentazione musicale a 360 gradi. Ad oggi la band è rappresentata dai due polistrumentisti: Marcello Salamone (basso, chitarra, tastiere, sintetizzatori, voce) e Davide Lopes (chitarra, basso, strumenti etnici) quindi da numerose collaborazioni artistiche fra cui il jazzista Mimmo Nicitra al pianoforte, il filosofo Emanuele Lanzetta alla voce e l’eclettico Ferdinando Dante alla batteria. Come loro stessi dicono, ”il termine SognoLucido indica l’arte di sognare sapendo che si sta sognando, quindi di manipolare il proprio sogno“. I loro lavori sono suddivisi in progetti, tutti rigorosamente firmati SognoLucido ma caratterizzati dai diversi caratteri e dalle diverse anime che coinvivono nella band.
Dal Rock più estremo come nella nuova “Cantico di Noia” al Jazzy passando per le colonne sonore, come nel caso di “Vite a Metà” (progetto di contaminazione di diverse forme d’arte, pittura, cinema e musica che approfondiremo in altro post). Il 2009 è per i SognoLucido l’anno dei grandi progetti, infatti oltre all’uscita quasi in contemporanea dei due EP “Vite a Metà” (stile Indie) e “Io Burzum” (stile Dark Ambient) stanno preparando un nuovo progetto ed uno spettacolo live che porteranno in giro durante l’estate.
Perchè ne parlo in questo blog? perchè tutta la loro musica è depositata con licenza CreativeCommons ed è pertanto perfettamente in stile 2.0 e perchè mi pare interessante la loro predisposizione a farsi contaminare da altre forme di arte, alla ricerca (creazione) di una comunità perfettamente in stile Cluetrain.
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Mia nonna comprava, negli anni ‘70, i vestiti, i corredi, l’intimo per se, per mio nonno ed anche per noi nipoti da un venditore ambulante . Questo venditore, prima da solo e successivamente con il figlio che diventava sempre più grande, girava per le strade ma, senza voci e grida, suonava al campanello e noi uscivamo per vedere. Il vestiario si provava a casa, comodi, lui aspettava fuori con il suo camioncino e, se si comprava, si pagava dilazionando nel tempo la cifra, senza interessi e senza scadenze. L’unico criterio era lo stato economico della famiglia, se poteva permetterselo, il pagamento avveniva in due tre volte; diversamente si dilazionava per più tempo. Mi ricordo che aveva una agenda artigianale fatta con la carta che veniva utilizzata dai fruttivendoli per fare il “coppo”, nel nostro dialetto ( un tronco di cono chiuso accartocciando la carta in fondo), per mettere la frutta dove cerano scritti i dare ed avere del paese. Lui si chiamava “u zu Ninu u pantulini” (da pantaloni) ed era per noi un mito. Penso che sia stato il primo esemplare ex #35. “Ma prima devono appartenere ad una comunità” del Cluetrain manifesto. Lui apparteneva eccome alla nostra comunità.
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Lunedi prossimo 2 marzo sono stato invitato all’incontro, molto informale mi dicono, organizzato dall’Editore del “L’Approfondimento” in occasione della presentazione del nuovo numero nelle edicole in questi giorni, ne abbiamo parlato qui.
Saranno presenti i responsabili delle riviste cartacee, dei notiziari online, dei blog, delle televisioni e dei quotidiani locali: Il settimanale di Bagheria; 90011.it, Bagherianews.it, Teleone, Il giornale di Sicilia, La Sicilia, bagheria.blogolandia.it. Modererà l’incontro la responsabile dell’Ufficio Stampa del Comune di Bagheria Marina Mancini.
Entreremo nella tana del lupo. Nel mio intervento, brevebreve, parlerò delle tesi del Cluetrain manifesto e del modo di fare informazione nella nostra città. Proviamo.
Proveremo anche ad affrontare il tema del “modello di business” di fare informazione. Il ruolo della pubblicità e della comunicazione d’impresa nei “Canali” della comunicazione. Rivedendo anche le stranezze che si possono verificare come quelle successe sabato 28 febbraio sul quotidiano Giornale di Sicilia a proposito degli arresti effettuati a Villabate (PA) per riciclaggio di denaro (nel mirino una agenzia di scommesse in odore di riciclaggio che, opportuamente essendo inaugurata da poco, aveva avviato una campagna comunicazionale che prevedeva per quel giorno la presenza in piena pagina all’interno dello stesso quotidiano). Per una lettura dei fatti di cronaca e per la visione della pagina pubblicitaria in questione, vi rimando all’articolo scritto dagli amici di 90011.it qui.
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Trovo una certa assonanza, in un punto in particolare, tra il manifesto Cluetrain e quello Futurista. Non è che sia un esperto, ma ieri nella pagina “Società” dell’edizione di Palermo de La Repubblica, leggo di un libro scritto da Giampiero Mughini “La Collezione” appena pubblicato che racconta i libri più significativi del nostro novecento passando dal Futurismo, che quest’anno festeggia il centanario. Mughini indica Bagheria tra i luoghi in cui l’arte futurista fù più viva in Sicilia, specie quella letteraria. Vivendo a Bagheria, la curiosità mi porta a leggere questo “Manifesto Futurista”, 10 sintetici punti. Leggendo mi viene in mente, trovo una certa assonanza, il Cluetrain Manifesto. (continua…)
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II° Flash (in stagione)
I mercati “sono conversazioni” (cluetrain manifesto) e se ancora non lo avete capito sappiate che “la vostra reputazione non dipende da quanti sbagli fate. Ma da che tipo di sbagli fate, e da come rispondete a chi ve lo fa notare” (GLuca Diegoli - 91 discutibili tesi per un marketing diverso).
Storia. 24 dicembre, nella mattinata in due diversi negozi (uno di elettrodomestici ed elettronica nuovo di zecca a Palermo e l’altro un negozio di articoli ed abbigliamento sportivo a Bagheria) assisto alla stessa scena, due persone chiedono di fare il cambio su due prodotti precedentemente acquistati, uno perchè non funziona e l’altro perche di misura troppo grande. Stesso risultato, rifiuto totale perchè non era il giorno previsto per i cambi e perchè era la vigilia di festa. Alla frase “ma è un regalo di Natale e vorrei metterlo sotto l’albero” gli addetti hanno risposto nello stesso modo, “non è il giorno previsto per il cambio !!“.
Ma! senza parole.
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Da più di una settimana vado, nell’orario di visita serale, all’ospedale Buccheri La Ferla a Palermo a trovare una persona. Esiste, di fronte alla struttura ospedaliera, un parcheggio privato che è una manna dal cielo per chi è costretto ad andare in macchina sino a lì. All’ingresso del parcheggio da sempre c’è una esposizione di giocattoli “simil cinesi” ed una esposizione di pacchi di sale da cucina. Sono in vendita e li vendono gli stessi proprietari del parcheggio. Ecco spiegato il concetto di “impulso d’acquisto” mi dice una persona che si trovava con me.
Sino a pochi anni fà, adesso non ho più l’ufficio nel centro di Palermo quindi non sò, girava, per le strade e traverse di Via Roma con un furgoncino, un tizio che al megafono diceva “accattativi ‘u sali! (compratevi il sale) quando mi cercate non mi attrovate! (quando mi cercate non mi trovate)”
Più che acquisto d’impulso io direi Tesi n° 32. I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.
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